CAMPIONATI DI CICLOMECCANICA 2020

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venerdì 6 marzo 2015

Ciclo Poesia Romagnola - dedicata a Franco Benzi

Questa poesia mi è stata mostrata da una amica, la copio/incollo su questo blog perché è molto bella:

Dedicato alla memoria di FRANCO BENZI

indimenticabile compagno di pedalate conscio della  malattia fedele all'appuntamento con la Vecchia Signora nobilmente scelse di correre fino a spiccare l' ultimo volo

U'ièra un tèmp,
che un'è miga una màsa...
un amìg ad pidalèda
che sà nun è fèva strèda
Lò l'andèva de sù pàs
...ma l'ariveva sempra in zim'è pàs
 
L'aveva l'entusiasme d'un burdèl
quand è spinzèva sì pidèl
Nunustent al sù magagni
ui piasèva ad fè al muntagni
 
L'è stè i lè
che un dè
u sà lasciè 
A la fine de sù zìr
l'ha spèc è vol ...
e l'è andè in zil
Stefano Neri
Rimini,  Gennaio 1999
 

venerdì 20 febbraio 2015

Alfredo Panzini - Sua Maestà il Motore - Ciclo impresa Estrema


Testo tratto da "I giorni del sole e del grano" di Alfredo Panzini, 1929

Il cimitero non è proprio vicino alla casa; è di là dal fiume dietro la chiesa parrocchiale. Non so nemmeno come sia dentro perché non ci sono mai entrato. Questo cimitero non ha d'intorno botteghe con articolo mortuari, e nemmeno osterie, ma campi di grano; e alcune donne del paese a cui ho manifestato questa mia intenzione di stabilirmi definitivamente in campagna piuttosto che fra i figuranti marmi di una città monumentale, hanno detto con tutta semplicità: "E fa bèn! (fa bene)". E mi hanno assicurato che sarebbero venute a trovarmi il giorno dopo la festa di tutti i Santi.
 C'era molta sincerità nelle loro parole. I due cipressi - come due carabionieri - l'uno di qua l'altro di là della chiesa, li incontro sempre quando vado al mattino, quando ritorno la sera, e il sole pare si allunghi giù dal cielo come una gocciola enorme di metallo liquefatto per precipitare nel piano che si scopre in fondo alla landa.
 Ma non ci si può fermare, nemmeno per guardare il sole. Passano ogni momento quelle automobili. Cediamo la destra, andiamo, sì signori, nel fosso, Passa Sua Maestà il motore. Non scarta di linea, non allenta di un giro. Ci avvolge nel polverone. Grazie, Maestà, di averci avvertiti: lei ci poteva schiacciare e non ci ha schiacciato. Grazie.
 Dico il motore, non quelli che ci sono sopra. Che cosa ne sanno essi?
Siano gentiluomini, siano villani, son tutti al servizio del motore.


Ciclo impresa estrema domenicale dedicata allo scrittore Alfredo Panzini, la sua casa al mare per le vacanze, la sua spiaggia, la sua campagna, la sua casa (villa) padronale, la sua tomba.


 
 

lunedì 4 agosto 2014

La Bicicletta - Filastrocca

La Bicicletta

La bicicletta è una bellissima invenzione,
un bel mezzo di locomozione
e non ha bisogno di tanta manutenzione.
Basta una pompa e tenerla in pressione
un po' d'olio ai movimenti ti facilita gli spostamenti
basta poco per viaggiare, bisogna solo pedalare
e molto pratica, a tutte l'età
ma sopratutto nei paesi e all'interno delle città
e' fra l'altro non inquina,
non consuma ne olio ne benzina.


martedì 8 aprile 2014

Pantani - Coro della salita


Coro della salita (PANTANI, Teatro delle Albe) from Teatro delle Albe on Vimeo.

Salgo
Cerco la strada e salgo
Salgo sulla Montagna
Abeti verdi
Sfondo oro del cielo
Salgo
A fatica salgo
Salgo come un falco
Come una tempesta
Attorno alla Montagna
Nuvole scure e pioggia
Cielo violaceo
Fondale
Strisce azzurrine e porpora
Salgo
Rosso di ferite
Salgo
Salgo verso l’alto
Verso cime innevate
Alte solitudini
Sempre più in alto
Sempre più a fatica
Sempre più solo
Salgo
Montagna che mi guardi
Gola scorticata del Mondo
Nell’aria
Non so qual lungo canto
Salgo
Montagna che mi ignori
Salgo sulle tue vene
Sulla tua pelle di roccia
Sulla tua carne dura
Affaticato e stanco
Nell’aria
Nel vento che mi respinge
Una curva dopo l’altra
Bestia braccata
Salgo
Nell’aria
Quel grido
La massa che mi dà la caccia
Quel grido selvaggio
Che avanza
Lo strepito
Che fa rimbombare la terra
Salgo
Alle mie spalle
Latrano
Mute di cani rabbiosi
Sono legione
Latrano mostruosi
Latrano senza fine
Non mi volto
Non li vedo
Rimbombano nella testa
BA BA BA BA
Nella mia testa di cinghiale
BA BA BA BA
Inferno di ululati
Rimbombano nella testa
Non mi volto
Forse mi prenderanno
Mi azzanneranno
Forse cadrò a terra
Prima dell’ultimo tornante
Il vento mi scortica la pelle
La Montagna mi attende.

Il Coro della salita è il secondo dei sette cori che scandiscono il Pantani di Marco Martinelli. Continua...

lunedì 7 aprile 2014

L'ambiente della Ciclofficina - il salotto estremo



Dedicato a Damiano, al meccanico di Matteoni e a tutti i frequentatori di ciclofficine.


" (all'inizio del 1900) Le botteghe romagnole non erano solo luoghi adibiti alla creazione e vendita di un prodotto, ma anche veri "salotti" dove poter scambiare opinioni su argomenti con gente con cui si coltivavano passioni in comune. Chi aveva la passione per il mondo delle corse si trovava nella bottega dei costruttori artigiani con amici e spesso il padrone dell'esercizio si trovava a dovere chiudere più tardi del previsto senza rendersi conto dell'effettivo passare del tempo. L'unico linguaggio parlato era il dialetto perchè molti ancora prima della guerra non conoscevano la lingua italiana e anche nel dopoguerra, pur conoscendo l'italiano, preferivano esprimersi in dialetto per continuare la tradizione, come avviane ancora oggi. Prima degli anni '60 si discuteva solo sulle azioni dei grandi del pedale, da Girardengo, Gordini e Coppi perchè tanti non potevano permettersi la bicicletta da corsa che era un lusso per pochi."

"(negli anni 80). I salotti Romagnoli, per appassionati di ciclismo, si spostano nelle officine di riparazione, sono meno gremiti di un tempo e solo pochi vi parlano il dialetto. L'officina di produzione è unicamente un luogo frequentato da chi è coinvolto nel processo costruttivo o di vendita; cambia anche il luogo di questa: i negozi rivenditori rimangono nelle zone frequentate e dove una volta avveniva anche la costruzione del mezzo, spostata oggi nelle zone artigianali dell città, lontano dal centro."



La bottega del meccanico è una specie di tempio sacro del ciclista. Un appuntamento quotidiano obbligato. Durante la stagione più fredda, verso l'imbrunire, nell'angolo del piccolo ambiente, dove si respira aria di tubi piantoni, pedivelle e gomme, si riunisce ogni giorno il solito nugolo di cicloturisti, amatori, appassionati, giovani e anziani.
Pare davvero di essere seduti tutti alla mensa comune, come si faceva una volta all'osteria. Si mangiano e si bevono ghiotte porzioni di bicicletta. Gli odori e i rumori creano una atmosfera unica, nella quale i commensali ritrovano la bellezza e la libertà del loro mondo. Un tocco giusto al cambio, una passatina ai freni, l'occhio vigile ed esperto sulla ruota appena centrata, con fare quasi carezzavole, gratifica e manda in visibilio l'appassionato cultore che ammira le mosse ed i gesti del suo maestro.
All'interno della bottega prende vita il grande racconto della bicicletta e degli uomini che pedalano. Dispute, confronti, scommesse, discussioni a non finire e in questo modo non ci si annoia mai e si imparano mille cose.
Al termine della stagione si consegna l'attrezzo del mestiere all'artigiano per riordinarlo e ripulirlo. Si commenta con gli altri il lungo cammino percorso a cavallo del proprio mezzo. Alcuni restano insoddisfatti perchè non hanno ascoltato i suggerimenti del fido artigiano; facendo di loro testa, si sono intestarditi a montare quella sella, invece di mantenere quell'altra. Il meccaninico ammonisce: "chi lascia la strada vecchia per quella nuova mal contento si ritrova". Si parla delle caratteristiche e della funzionalità di quell'ingranaggio centrale e il maestro interviene con pazienza per chiarire alcuni particolari. A questo punto i rumori e gli odori della vecchia si intrecciano con le voci e i bisbigli dei presenti.
C'è sempre qualcuno che interrompe per dire la sua, ma il maestro prontamente lo zittisce. La discussione talvolta si infuoca e assume toni e dimensioni di una vera guerra verbale...]

tratto da: Il meccanico dei corridori di Luciano Boccaccini (anni 70-80)



lunedì 31 marzo 2014

La bicicletta (Giuseppe Arduini) - In dialetto romagnolo

La bicicletta (Giuseppe Arduini)

Zala ,d'un zal misterios un culor che l'andeva da e zal fina e culor dla rozna. la su caraterestica l'era: primo e su pes (la bseva un'azzideint) secondo,la jera snodabile. l'era un loss,quing epiò burdelett sla becca torta,guasi cum dmandand la carità,i geva,fam fè un zir ,un zir snà [....]


lunedì 24 marzo 2014

Poedalus - poemi velocipedistici - Rouen 1891


Bicicletta, gentil cavallo dalla rapida andatura
Dai sottili garretti d'acciao, dalla fine incollatura,
Ti amo, o mia bicicletta, che vai come il lampo!
Spesso, Stanco del lavoro, ti inforco e fendo l'aria,
E fuggo le case, la città, e i suoi abitanti
Ti amo, o bicicletta, alla mia mano così docile
che, senza stancarti, vai sulle più alte vette
E non ti ribelli mai, e non brontoli mai!
Lavoro, preoccupazioni, desideri, quando sono su di te dimentico
Tutto questo, che l'oblio sia saggezza o sia follia;
Le preoccupazioni, e la malinconia che si attaccano ai miei passi
Quando erro per i campi, non mi perseguitano
Quando monto in sella e sui tuoi pedali
il mio piede vola, e, lontano dalla città con i tetti sporchi,
Vedo scorrere fiumi e monti,
E bevo l'aria finalmente a pieni polmoni.