venerdì 2 maggio 2014

Romagna - Bicicletta & Politica



Ottocento



Nell 800 fino al primo decennio del 900, per ragioni economiche in primis, contadini, operai e artigiani non possono di certo permettersi una bicicletta, che diventa per questo un mezzo, non solo di trasporto, ma anche di distinzione di classe. Essa viene così rifiutata per ragioni politiche e ideologiche dalla sinistra che la guarda in modo dispregiativo, perchè allora monopolio dei borghesi.




I fischi anticiclistici di Faenza investirono anche l'attività sportiva, come si legge in un volantino del 1910 firmato "I giovani Mazzininani, Socialisti ed Anarchici" in cui si sottolinea: "il miserevole spettacolo d'incoscienza e di sperpero d'energie che offrono tutti quei giovani ciclisti del Giro d'Italia (uno dei) tanti tranelli che l'attuale sistema di governo plutocratico e borghese, ha teso alla inconsapevole dabbenaggine delle moltitudini".






Vista come un mezzo per spregiudicati, venne vietata anche dalla Chiesa ai propri Ministri, infatti era severamente proibito ai sacerdoti, pena la sospensione, l'andare in bicicletta. Tale divieto, posto alla fine dell'800, venne ribadito nelle conferenze episcopali emiliane del 1903 e del 1909.









Novecento




I repubblicani furono i primi a giudicare positivamente la due ruote ed espressero la loro opinione per la prima volta in Romagna.



Il 26 luglio del 1903 organizzarono a Cervia un convegno ciclistico regionale a cui tra l'altro parteciparono anche i repubblicani delle Marche, elogiando la bici, vedendola come un mezzo rapido con la quale si potevano divulgare le idee rivoluzionarie mazziniane.




La svolta di pensiero socialista ci sarà invece a partire dall'inizio degli anni '10.
La bicicletta diventa strumento della lotta di classe, sopratutto nel corso degli scioperi delle campagne consente di radunarsi più in fretta e nascono a Imola i "ciclisti rossi" il 16 giugno del 1912 in occasione del Congresso Socialista Regionale.





Un anno dopo sempre a Imola nascerà la Federazione nazionale dei "ciclisti rossi", cono scopi di natura politica.





In Lombardia la ditta Cesarini di Caravaggio, pronosticando un aumento degli iscritti alla nuova federazione, mise in vendita a prezzi contenuti una speciale bicicletta "Avanti" con pneumatici "Carlo Marx" "pneumatico dei socialisti Italiani" 


Qualche furbo, approfittando della scarsa attenzione e della bassa istruzione delle classi più povere ne crea una versione tarocca chiamata "Avanzi" scritto con lo stesso tipo di carattere.


Un anno dopo ancora nascerà invece la settimana rossa, il raduno socialista in bicicletta. 



Dal 1913 la due ruote è un elemento immancabile ad ogni raduno del partito, quell'anno la rivista lughese "La Fiamma Socialista" in occasione dei festeggiamenti del 1 maggio scriverà: Tutti i ciclisti rossi di Lavezzola, Conselice, S. Patrizio, Massalombarda, Giovecca, S. Bernardino, S.M. in Fabriago e S. Lorenzo si recheranno a S.Agata sul Santerno dove i ciclisti rossi di Villa S.Martino e quelli di Lugo saranno ad incontrarli per recarsi tutti uniti prima alla Casa degli organizzatori rossi di Lugo, poscia al Monumento di Andrea Costa, a deporvi i fiori del ricordo e della promessa"




Per quanto riguarda la questione sportiva, i repubblicani rimasero indifferenti all'argomento, alcuni si appassionarono al nuovo sport senza provocare discussioni all'interno del partito. E' il caso di Innocenzo Cappa che scriverà la prefazione del libretto pubblicitario del primo Giro di Romagna svoltosi il 1 maggio 1910 in cui si appellerà ai: "Giovini d'Italia e di Francia e di ogni patria! l'Italia gran madre, la Romagna culla di eroi e di artisti vi incitano. Al manubrio, al pedale! per una gara che è senza odio, per un orgoglio che è senza vanità"




Si discusse a lungo invece all'interno del partito socialista: alcuni già all'inizio del 1911, quando la bicicletta divenne uno dei primi beni di consumo di massa, cominciarono a vedere il ciclismo come uno sporto degno di considerazione.



E' il caso di Mario Ricci, uno dei maggiori esponenti del partito socialista, che scriverà in occasione del secondo Giro di Romagna del 30 aprile 1911: "Per la seconda volta la Romagna vi chiama! E' un invito ad una gara di forza, ad un cimento di resistenza, ad un gioco di audacia! Accoglietelo. La giovinezza cela sempre in se qualche magnifica vigoria dei vostri muscoli, per la battaglia delle vostre speranze".




Altri invece, considerano il ciclismo uno sport in grado di poter distogliere l'attenzione dei giovani dalla rivoluzione. Il dato preoccupante per le sinistre era una sempre minore vendita dell'"Avanti" tra i giovani a favore della "Gazzetta dello sport" che aveva aumentato le vendite da quando sempre più ci si interessava alle imprese di Girardengo e Binda sulle strade del Giro d'Italia.




La bicicletta fu nel 1934-44 fondamentale per gli spostamenti delle staffette e dei GAP nella lotta contro il Nazifascismo




Nel 1943 appaiono i primi divieti di circolazione locali della autorità fasciste.



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